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MONEYBALL – Giocare a calcio è un lavoro?

Il secondo appuntamento con il ciclo di lezioni organizzate da Atalanta e Scuola Imiberg per approfondire gli aspetti economici del mondo del calcio. Titolo “Giocare a calcio è un lavoro?”, relatore Maurizio Costanzi Responsabile del Settore Giovanile Atalanta.

Questa mattina si è svolta la seconda lezione del ciclo “Moneyball – Tra calcio e business a lezione con Atalanta”, organizzato da Scuola Imiberg e Atalanta. L’argomento di oggi era: “Giocare a calcio è un lavoro? Tra sconosciuti, promesse e campioni: reclutare e gestire giocatori”, professore per un giorno Maurizio Costanzi, responsabile del settore giovanile neroazzruro.

La lezione, introdotta dal prof. Emanuele Brognoli, docente di Diritto ed economia dello sport, ha preso spunto dal percorso personale di Costanzi: da allenatore delle giovanili del Vicenza alla posizione che occupa ora in Atalanta, passando per Chievo Verona e il rifiuto dell’offerta di Guidolin all’Udinese, con un accenno a quella laurea in medicina mancata per pochissimo: “ragazzi studiate!”, ripete Costanzi. Emerge chiaramente che lavorare con i giovani per lui è una vocazione e una missione.

Poi il discorso si fa più spinoso, centro del dialogo è come un ragazzo può emergere nel mondo del calcio. Inevitabilmente si parla tanto di procuratori. Una vera spina nel fianco per ogni responsabile di settore giovanile.

Costanzi ricostruisce il ruolo degli agenti a partire dalla legge n. 91 del 1981 sul professionismo sportivo. Da quel momento le squadre non sono più state “proprietarie” dei giocatori ma acquistano per un tempo limitato le prestazioni sportive dei giocatori. Ora è il giocatore, soprattutto se talentuoso, che ha il coltello dalla parte del manico.

Questo porta, come ha spiegato bene Costanzi, a notevoli distorsioni se si parla dei giocatori più giovani. Non appena il ragazzo e la famiglia si rendono conto del talento che possiedono, inevitabile è l’intervento del procuratore per monetizzare immediatamente. Di fronte a questo, a detta di Costanzi, le società sono praticamente impotenti: “o accetti le richieste economiche del giocatore o lo perdi, perdendo così l’investimento che hai fatto su di lui”. Il compito dei tecnici e dei responsabili dei settori giovanili diventa quindi sempre più difficile e queste situazioni non sono esenti da ricadute sulla crescita umana e tecnica dei giocatori.

Altro tema molto caldo, e sul quale Costanzi si è soffermato a parlare a lungo con alcuni studenti dopo il termine della lezione, è quanti e quali ragazzi ce la fanno a diventare professionisti. In generale solo l’1,2 % di chi gioca a calcio in un settore giovanile di squadra professionistica arriva in Serie A.

Su questo però Costanzi è chiaro: “il calcio è meritocratico”. In Serie A arriva solo chi ha il talento e le doti fisiche necessarie. E, visto il numero di ragazzi visionati ogni anno dagli osservatori neroazzuri (più di 4000), ci assicura che è difficile che un giocatore di talento possa rimanere escluso.

D’altro canto le caratteristiche fisiche dei giocatori di calcio stanno evolvendo molto rapidamente, l’aspetto fisico (velocità, potenza e stazza) è sempre più importante e in alcuni ruoli viene anche prima di quello tecnico.

Se però il movimento calcistico italiano non sta passando un periodo roseo non è solo colpa della genetica, significa che bisogna migliorare nel “creare” i giocatori. Quello che manca è una programmazione di lungo periodo a livello nazionale. È attraverso un lavoro diffuso di questo tipo che l’Islanda (un paese di soli 340000 abitanti, senza tradizione calcistica) è andata ai mondiali (e noi no).

Infine gli obiettivi del settore giovanile Atalanta: portare più giocatori possibili in prima squadra nonché, e qui Costanzi non si nasconde, valorizzarli in ottica di una possibile vendita.

I prossimi appuntamenti del ciclo di lezioni saranno il 5 febbraio con Piero Calabrò, Coordinatore della Commissione di Studio Rischi del Calcio e del progetto legalità della FIGC (“La violenza negli stadi”) e, infine, il 22 febbraio con Umberto Marino, Direttore Generale Atalanta (“L’azienda Atalanta”).

Gli incontri sono aperti al pubblico ed è possibile iscriversi gratuitamente, fino ad esaurimento posti, per maggiori informazioni CLICCA QUI.