Si è concluso con lo spettacolo Olimpia il percorso di Formazione Scuola-Lavoro (ex PCTO) delle classi terze del Liceo e dell’Istituto Tecnico-Economico.
In poche settimane di lavoro, gli studenti hanno portato in scena un racconto corale fatto di emozioni, riflessioni e collaborazione, guidati dagli attori Adriana Bagnoli, Diego Becce e Giovanni Spadaro.
Sul palco, oltre alla rappresentazione, ragazze e ragazzi hanno condiviso le loro parole su cosa questa esperienza abbia mosso in loro: piccoli frammenti autentici che raccontano il valore del teatro come spazio di crescita e scoperta.
Qui potete leggere i loro pensieri.
NIENTE. Da solo ho paura. la mia parola è niente, non ho in mente niente, non faccio niente, mi sento giudicato e non mi fido. Ma sul palco ho deciso che ci salgo, guardo in faccia il pubblico. Sono qui.
Qui c’è bisogno di pazienza, di calma e io invece sono uno che non sa stare fermo. Mi piace stare al centro dell’attenzione ma qui si fa sul serio, qui si va in scena e i conti con il mio personaggio mi aspettano al varco.
All’inizio mi facevano ridere, poi lui ha attirato la mia attenzione, era diverso, unico, esprimeva ciò che sentiva in quel momento, mi coinvolgeva in modo incredibile. Ho pensato: allora forse questa non è un’ora qualunque di un martedì qualunque, forse questo è il momento in cui non c’è giusto o sbagliato, tutto va bene, dobbiamo solo essere noi stessi.
Il problema è che abbiamo paura di essere noi stessi e di mostrarci per quello che siamo realmente. Siamo liberi solo con poche persone. Perché invece non ci lasciamo alle spalle il giudizio degli altri o il nostro? Mi dispiace, sembra quasi impossibile.
Ho passato tutta la vita cercando di nascondermi, di non mostrare il mio corpo e ora sono costretta a mostrarmi, a mettermi al centro, a fare vedere chi sono. Come è possibile liberarsi, sciogliere i propri nodi, come è possibile fare le cose così come vengono, con naturalezza, come è possibile godersi un’esperienza senza pensieri pesanti? Mi sento piccola vicino al palco e il problema non sono gli altri il problema sono io.
Le prime ore di teatro sono come un’onda che ti travolge, la curiosità che provi in quei momenti è indescrivibile. Il rispetto per l’altro è il cuore di tutto questo paese dell’inventiva, dove siamo portati ad eliminare le differenze e i pregiudizi. Il teatro è divertimento e tira fuori il lato migliore perché ci rende capaci di creare un’opera dal nulla.
Non so come andrà questo spettacolo… So solo che un giorno mi sono trovata davanti una persona e mi sono fidata, l’ho guardata negli occhi, gli ho sfiorato le mani. Ho respirato. È stato un momento cruciale per me, ci siamo scambiati qualcosa.
La corsa è il motivo per cui sono felice. La corsa mi rappresenta, mia aiuta nei momenti no, mi fa crescere come atleta e come persona, mi spinge verso limiti mai pensati. E così il teatro: affidarmi al 100% agli altri, a Benny, Francy e Lucia che riescono sempre a farmi sorridere nonostante tutto.
Durante l’allenamento tutte le preoccupazioni spariscono. È il momento in cui ti sforzi più che mai per migliorare, ma è anche una valvola di sfogo che ti permette di scaricare la tensione accumulata: ti permette di essere te stesso. Questo percorso l’ho preso come un allenamento: non ho mai amato il teatro ma, senza sapere perché, sono sicuro che possa farmi migliorare come persona.
Sto imparando a lasciarmi andare, fidarmi dell’altro, conoscere me stessa e abbattere le barriere che ci sono tra di noi e al mio interno. Sto provando a migliorarmi e a conoscere delle parti di me che prima non notavo. Nonostante la fatica e l’imbarazzo spero che con il tempo si possa percepire il cambiamento.
Paura, giudizio, ansia: sono queste le parole che mi vengono in mente da quando abbiamo iniziato questo lavoro. Però mi sono buttata e nello sguardo delle mie amiche ho trovato supporto e soprattutto da loro non mi sono mai sentita giudicata.
Perché capisci il tuo valore quando qualcun altro te lo trasmette.
Sono molto stanco, non dico a livello fisico, parlo di quello mentale. Stanno succedendo cose negative che mi fanno stare male. Non c’è un singolo momento in cui non mi senta preoccupato o pensieroso. Continuo a pensare al mio futuro, continuo a pormi domande a cui nessuno può rispondere e mi sembra di mettermi davanti a delle montagne. Penso al mio futuro, ai miei sogni che ho paura non si realizzeranno mai, sono angosciato perché temo di perdere le persone a cui tengo. Non sono il classico adolescente spensierato e di questo dovrei farmene qualcosa.
Non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo se mi sarebbe piaciuto ma ho deciso di impegnarmi sperando in qualcosa di nuovo. Nell’unità tra di noi che abbiamo bisogno di legami. Abbiamo bisogno di non essere esclusi e di non venire a dimenticati.
Vorrei imparare la calma e la pazienza che il teatro richiede. Vorrei imparare una nuova libertà di pensiero, vorrei imparare ad esprimere quello che provo, oltre la mia timidezza e il pensiero del giudizio altrui.
Ma come, non mi sento a mio agio, non mi piacciono le farse, le cose forzate, non riesco a tirare fuori la mia fantasia e la mia creatività, forse tutto questo mi rende ancora più chiuso.
Non sapevo cosa pensare, ora so che è tutto da scoprire. Pensavo che sarebbe stato noioso e un modo come un altro per saltare un’ora di lezione. Piano piano però sento che c’è qualcosa che può crescere, che può farci esprimere le nostre emozioni nella condivisione. Sperimentare, guardarsi, ridere insieme, avere un contatto. Forse capiremo, forse abbiamo capito che siamo in grado di fare qualcosa di grande, che siamo fatti per qualcosa di grande.
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