SCUOLA DELL'INFANZIA
Il bambino ha la sua radice e il suo riferimento principale nella sua famiglia.
All’ingresso nella scuola dell’infanzia ha già una sua storia personale che gli consente di possedere un patrimonio di atteggiamenti e capacità; egli è un soggetto attivo, curioso, interessato a conoscere e capire, capace di interagire con i coetanei e adulti al di fuori dei legami parentali.
La scuola si pone quindi come primo aiuto sistematico alla responsabilità educativa della famiglia curando, in modo particolare, sia il momento del distacco per l’inserimento sia il rapporto con la famiglia intesa come fonte di identità; ricercando un cammino adeguato ad ogni bambino offrendo la possibilità di apertura a nuove esperienze.
Educare significa introdurre il bambino a conoscere la realtà e a scoprire che i “frammenti della vita” sono legati da un unico significato. Questa affermazione si esplicita attraverso una qualità di relazione con l’insegnante che è, innanzitutto, l’esperienza di un rapporto personale che introduce il bambino ad un modo di guardare e di conoscere la realtà in modo positivo. Il criterio che sorregge la nostra proposta educativa è riconoscere il bambino nella sua globalità e nella sua unità affettiva e cognitiva e nella valorizzazione della domanda di senso che pone sulla realtà. Il bambino è “uno” che pensa, che è capace di un giudizio, che prova desideri, che ha attese.
Ogni aspetto della sua persona viene così preso in considerazione perché ognuno cresca avendo stima di sé e delle sue possibilità.
Se il vero apporto che la scuola dell’infanzia deve dare è il “favorire un gioioso interessamento alla realtà”, l’insegnante deve essere persona ricca di senso della realtà stessa, persona che vive la propria esperienza umana e per questo capace di comunicarla rendendo affascinante il cammino del bambino e accompagnandolo nei passi quotidiani fatti di gioco, esplorazione, amicizia e conquiste.
Il bambino piccolo ha bisogno che ogni proposta parta da un adulto che lo accompagni, lo guardi, lo confermi, lo sostenga.
Tipica è l’espressione “guarda!” con la quale il bambino coinvolge l’insegnante ogniqualvolta rimane egli stesso sorpreso di ciò che è accaduto.
Il metodo che l’insegnante utilizza è caratterizzato dall’esperienza; un’esperienza che non può essere insegnata ma vissuta. L’esperienza è vera se ha una risonanza nell’intero mondo interiore del bambino e mobilita la sua intelligenza, affettività e curiosità.
Non è solo il “fare”, ma è creare le condizioni perché il bambino possa compiere un passo in più nella consapevolezza di ciò che gli accade in modo che il suo agire diventi sempre più ricco di significato.
L’esperienza genera quindi una coscienza di sé e una possibilità di crescita.